Davide Astori, l'angelo del calcio!

Quel giorno non lo dimenticherò mai.

Una notte piena di ansie, era la mia prima elezione, mi sentivo ormai pronto, pronto a fare il salto nel mondo dei grandi, chi vota si spera sia più maturo possibile.

Alle 8.00 sveglia, colazione al volo e via...

Alle 10.45 sono in fila, il cuore mi batte a mille, per smorzare la tensione tiro fuori il cellulare, non l'avessi mai fatto.

Apro i Social Network, e la notizia. Il giorno delle mie prime elezioni lo ricorderò come un giorno buio, un giorno uggioso, il cielo minacciava pioggia e poi quel maledetto titolo: "Serie A rinviata, nella notte è deceduto Davide Astori".

In qualche modo voto, ma la mia testa era a Udine, mi facevo mille domanda, domande a cui non riuscivo a dare una risposta concreta, e al quale non c'era una risposta.

Vado a pranzare dalla nonna, la nonna prepara il mondo, beh classico. Mangio, ma sento che non è una classica domenica, lo stomaco non vuole niente, quella domenica che doveva essere una domenica con Big-Match, il derby della Madonnina doveva chiudere la domenica calcistica, ma la morte di quel povero Capitano ha voluto imbrunirci la giornata.


La storia di Davide Astori la vivo sempre con tanto rammarico, a sentire la gente che parla di Davide certe volte mi fa venire il magone, è una storia che sento vicino da bergamasco Doc come lo era Davide.

La vicenda di Davide Astori è una questione di cuore, quel cuore che quel maledetto 4 maggio ha deciso di smettere di battere. Ma è lo stesso cuore che lo ha portato a giocare a calcio, lo stesso cuore che lo ha portato in giro per l'Italia.


Alla base di tutto però c'è l’uomo, la figura di Davide. Astori era un uomo semplice, riflessivo, tranquillo, dedito al lavoro, mai una parola fuori posto, sempre buone parole per i compagni, sempre pronto a cedere una mano se un compagnia cadeva, sempre pronto a aiutare il prossimo. Come lui voleva bene a tutti a sua volta il calcio gli voleva bene, ammirava la sua figura, la figura di uomo. Ogni dove andava aveva belle parole, arrivava in sordina e andava via con bei ricordi. Quel giorno che è stato nominato capitano della Fiorentina si è subito sentito in imbarazzo, cercava conforto nella squadra, cercava una mano con cui condividere le responsabilità. Davide era l'esempio di Uomo, si era trovato in un mondo di vizi e di eccessi, lui riusciva a lasciare impronte senza mai eccedere, era un Capitano vero, la Fiesole lo ha fin da subito amato. Il calcio, dopo la sua morte si è fermato a pensare, da quel 4 marzo il calcio sembra aver ritrovato più l'amore per quello sport, i capitani hanno iniziato a capire cosa vuol dire indossare quella fascia, i giocatori hanno capito che davanti alla morte non esiste fama, non esiste ricchezza, non esiste lealtà ed onesta. L'astio che animava le domeniche sembra essersi placato, le parole hanno avuto la meglio sui pregiudizi, l'invidia è stata mascherata dal ricordo, il ricordo di un campione che ci ha lasciato sul più bello.


Davide, ancora oggi non riusciamo a capire il perché della morte, ma quante volte ci chiediamo il perché?

-Perché muore un bambino?-

-Perché muore un padre di famiglia?-

A tutte queste domande non c'è una risposta, solo il Signore lo sa. Noi ci affidiamo a lui e chiediamo che tu, Caro Davide ci protegga da lassù e che tu possa vegliare sul nostro calcio, quel calcio che tu amavi!


Continua a giocare tra gli angeli Davide!




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