• Alessandro Bergamaschi

George Best, il mago della stravaganza!

"Don't die like me" Questa frase è forte, tanto forte, se a pronunciarla è un ragazzo di Belfast che di nome faceva George e di cognome Best fa ancora più male. Quanti di noi ammirano la vita che ha fatto George? Ragazze, fama da Superstar, soldi e vizi. E' tutto un cerchio, un cerchio lungo 59 anni. La fama da Superstar è quella che lo ha ucciso, ma è la stessa fama che gli ha dato le ragazze, la fama che gli ha dato i soldi, la fama che gli ha procurato i vizi, la fama che ha ucciso la sua cara mamma, la fama che ha ucciso la figura, la figura di Best.

Quel ragazzotto, nasce il 22 maggio del 1946 a Belfast, Irlanda del Nord. Quel bambino ha una cosa in testa, il calcio, con la palla vivrebbe, con la palla sogna, con la palla si crea il futuro, con la palla prova a dimostrare chi è, ma chi se lo sarebbe mai aspettato che quella palla che tanto ha amato lo avrebbe portato ad un letto d'ospedale a soffrire? Una partita di calcio, una delle tante. E' lì che comincia la "favola" chiamata George Best. "Matt, credo di aver trovato un genio" sono queste le parole che Bob Bishop riferisce ad un certo Matt Busby, Beh un nome noto a chi mastica il calcio inglese. In questa frase c'è tutto, in queste sette parole ci sono tre geni calcistici. Matt, beh Matt è il padre del calcio inglese. Matt Busby è il "padre" calcistico del protagonista della storia. Il genio, non voglio essere ripetitivo ma quel genio è George Best, un ragazzino che con la palla ci sa fare. Il tutto è pronunciato da un certo Bob Bishop, il creatore della figura, calcisticamente parlando, del Genio di cui parlavamo prima. Quel ragazzino di 15 anni è timido, è insicuro ed è fragile. Il primo provino a Manchester dura poco. Dopo due giorni, George sente nostalgia di mamma, di papà e della sua casa, e così decide di tornare, il calcio sembra non essere la sua strada. Il Manchester United però si era innamorato di quel ragazzo, Matt aveva sempre buone parole per George, ed è proprio lui a ridargli un'altra chance: "E' un ragazzo, è lontano da casa, gli manca la famiglia, ma per lui c'è e ci sarà per sempre posto in squadra". Il Manchester gli ha dato quella fama che gli hanno permesso di comprarsi macchine di lusso, di attaccare bottone con le più grandi Miss Mondo dell'epoca, di avere soldi per fare la vita da vera Star. Ma di questa fama a Best piaceva poco, tutta la gente addosso lo irritava, Belfast era invasa da giornalisti in cerca di George e della famiglia Best. Quella fama che pian piano lo logorava, stava consumando anche la vita di una donna importantissima nella vita di George, quella della mamma. La mamma è la mamma, la mamma è la prima persona che vedi quando nasci, la mamma è colei che ti tira su se cadi, la mamma è colei che ti nutre i primi mesi, la mamma è colei che ti sgrida ma è pronta a perdonare, la mamma è l'unica a cui racconti i segreti, la mamma è pronta a spronarti, la mamma ti ha amato, ti ama e ti amerà per sempre. Alla fine ha dovuto cedere, ha dovuto soccombere a quella maledetta cirrosi che pian piano si stava appropriando di George. La moglie Alex era arrivata a pregarlo, Sì a pregare suo marito perché smettesse di bere, non ne poteva più di vedere George sputare sangue, non ne poteva più di aggiungere vitamine di nascosto o di aggiungere pasticche di Cardo Mariano per provare a pulire un fegato ormai distrutto. Il destino, per George il destino lo ha sfidato e lo ha battuto, perché il campione nordirlandese ha capito di avere un fegato distrutto dopo la festa dei sessant'anni di Jimmy Tarbuck. Da quel febbraio del 2000 solo brutte notizie, la prima: "George hai una grave forma di cirrosi epatica". Quella maledetta malattia ci ha portato via il calcio irlandese, il calcio inglese, o meglio, il Calcio in persona. Quel 25 novembre del 2005 il cuore di George ha smesso di battere per sempre. Con il calcio hai raggiunto l'Olimpo, ti hanno provato a scomodare, ci sono riusciti e ti hanno fatto morire! George sei il migliore. No dai mi scoccia voglio provare a fartelo arrivare! "George, you are the Best"




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